True2026-05-27

«Era pronto a scappare a Caracas». Zapatero preso con rubini e smeraldi

José Luis Zapatero (Ansa)Continua a leggereRiduci

L’eroe iberico del socialismo globale indagato per traffico di influenze, tangenti e affari illeciti. Nel suo ufficio è stata trovata una cassaforte con gioielli e orologi di lusso per 3 milioni. E un piano per fuggire in Venezuela.Gli hanno fatto le scarpe. José Luis Zapatero, il calzolaio della politica più amato dalla sinistra italiana, è tornato sulla Terra dal Parnaso del socialismo per affrontare una volgare faccenda giudiziaria. Da giorni un’inchiesta sul salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra e sui rapporti (fondi neri) con la dittatura madurista del Venezuela svolazzava sulla fronte spaziosa dell’ex premier spagnolo. Ma a fare rumore presso i nostalgici del progressismo salvifico è stata la svolta delle ultime ore: in una perquisizione nel suo ufficio a Madrid, - calle Ferraz, stesso indirizzo del quartier generale socialista - ieri la polizia ha trovato una cassaforte che brillava di luce propria. L’inventario della Guardia Civil è da gioielleria: orecchini, collane, bracciali, orologi (soprattutto Omega e Longines), accessori di lusso dal valore stimato attorno ai tre milioni di euro. Una collezione da Arsenio Lupin: parure di rubini, smeraldi e zaffiri, anelli di diamanti e una «gargantilla» (girocollo) con 14 rubini di altissima qualità. Davanti a un simile campionario la segretaria ha spiegato che si trattava di «regali di viaggio», poi s’è ricordata che alcuni pezzi erano «eredità della moglie». Tutto sequestrato. Foto sui giornali, El Mundo che titola «Ecco la refurtiva di Zapatero».Basta poco per tirare giù una statua dal piedistallo e per far dormire male l’esercito di adoratori del passato che comprende il fondatore del Pd Walter Veltroni, colonnelli dem come Dario Franceschini e Nicola Zingaretti, demi-monde culturale di cuori inquieti a stipendio fisso. Per non parlare di Matteo Renzi che (da piccolo diavolo) aveva il poster del leader del Psoe in cameretta. Tutti ammaliati dallo spagnolo dal tocco magico, premier dal 2004 al 2011, inventore del «socialismo ciudadano» (il socialismo della gente). In due mandati massacrò tutti i valori cattolici della società: matrimoni gay, adozioni per coppie gay, fecondazione assistita, apertura all’anagrafe al terzo sesso, depenalizzazione dell’eutanasia, cannabis libera. Con la summa teologica dell’equiparazione dello scimpanzé all’essere umano quanto a diritti fondamentali. Zapatero ordinava anche di sparare ai migranti nelle enclavi di Ceuta e Melilla, ma questo interessava poco alla sinistra e passò inosservato sui giornaloni. Procurò più eccitazione la sua decisione (in buona parte marketing) di far uscire i partiti dalla tv pubblica spagnola in concomitanza con la chiusura da parte della Rai del programma satirico «Raiot». Così nacque un docufilm tutto italiano e meravigliosamente ideologico, Viva Zapatero!, con la premiata compagnia di giro Sabina Guzzanti, Serena Dandini, Paolo Rossi, Beppe Grillo. Ora il totem è inciampato sul denaro, come altri campioni dalle mani pulite tipo Tony Blair e Gerhard Schröder, che componevano il presepe «democrat». Un comune destino per chi si baloccava a pranzo e a cena con la questione morale (degli altri). La nemesi potrebbe essere la prima scossa di un terremoto politico destinato a far traballare il già poco stabile governo di Pedro Sánchez. E a portare sospetti fino in Cina, all’ombra del partito, dove arriverebbe una triangolazione fra Madrid e Caracas. L’inchiesta dell’Audiencia National (la procura speciale per i crimini più gravi) si chiama «operazione Tibet», forse per la mole himalaiana del dossier di 4.000 pagine che campeggia nello studio del giudice Josè Luis Calama. Lampi di memoria riportano al suo vecchio collega Baltasar Garzón, l’Antonio Di Pietro spagnolo, impegnato a inseguire per mari e monti Silvio Berlusconi ma anche il re del Marocco. Contro Zapatero, che ha ricevuto l’avviso di garanzia, l’ipotesi accusatoria è di traffico d’influenze, tangenti, fatture fittizie e riciclaggio di denaro. Le perquisizioni a tappeto hanno riguardato anche gli uffici della società dell’ex premier e l’agenzia di comunicazione delle figlie. Secondo i magistrati, l’imprenditore Julio Martinez arrestato alcuni mesi fa nell’inchiesta su Plus Ultra (la compagnia fu salvata dal crac con 53 milioni di denaro pubblico), avrebbe incassato tangenti e avrebbe fatto da collettore per l’amico Zapatero e per le società famigliari. Il totale sarebbe di 4 milioni incassati in 5 anni. Gli avvocati difensori sostengono che si tratti di proventi da lavoro realmente portato a termine. C’è un particolare che rimbalza su tutti i media iberici: l’ex premier era pronto a fuggire a Caracas, con un biglietto aereo per Santo Domingo e la tratta fino a destinazione su un volo privato. Un dettaglio malinconico che fa il paio con la sua foto ritoccata dai social mentre indossa orecchini, collane, diademi di provenienza sospetta, come la regina di Saba. Quando scese in politica, nipote di un nonno comunista eroe della Guerra Civile, il calzolaio rosso pronunciò una frase destinata a passare alla storia: «La mia famiglia mi insegnò a essere tollerante, riflessivo e austero». Soprattutto austero.