Yerevan. A Mosca lo chiamano in codice “Boroda”, il Barba. E’ l’uomo più bersagliato dall’intelligence russa. come ha rilevato un’inchiesta pubblicata la settimana scorsa da The Insider, un giornale investigativo russo in esilio. I servizi segreti di Mosca sorvegliano ogni mossa del primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, “Boroda” appunto, che ha voltato le spalle a a Vladimir Putin e raffreddato i rapporti con la Russia, che quindi cerca di sabotare la sua candidatura. Dopo i fiaschi in Ungheria e Moldavia, sarebbe difficile per Mosca accettare che le elezioni del 7 giugno in Armenia avvicinino un’ex repubblica socialista sovietica all’occidente. I legami stretti da Pashinyan con l’Unione europea durante il vertice della Comunità politica europea a Yerevan, all’inizio di maggio, sono quasi imperdonabili per il Cremlino, che ha già accettato l’inserimento degli Stati Uniti come mediatore nella pace con l’Azerbaigian.L’uomo forte di Mosca è Samvel Karapetyan, un miliardario armeno-russo-cipriota che opera in vari settori con la sua Tashir Holding e che, secondo The Insider, è un informatore dei russi. Nonostante sia agli arresti domiciliari con accuse di riciclaggio di denaro, evasione fiscale, e tentato colpo di stato, Karapetyan si presenta come il principale contendente dell’opposizione. Ma la Costituzione armena gli impedisce di candidarsi per via della sua tripla cittadinanza (possono farlo solo gli armeni), e il suo partito Armenia forte, conservatore e filocristiano, è guidato dal nipote Narek Karapetyan, anche lui indagato dalle autorità armene per aver nascosto la sua cittadinanza russa. Tutte queste accuse, unite alla volontà di Pashinyan di nazionalizzare la rete elettrica armena, di proprietà della Tashir Holding, sono viste dagli alleati di Karapetyan come motivate politicamente.Anche gli altri due outsider principali sono vicini alla Russia. Robert Kocharyan, ex presidente dell’Armenia, è il maggior esponente della vecchia guardia. La sua coalizione non è affatto popolare, ma lui resta il bersaglio preferito della retorica dell’attuale premier, che gli dà pubblicamente del “deficiente” al fine di polarizzare l’elettorato tra il nuovo che punta alla pace e un passato corrotto. Al suo fianco si muove Gagik Tsarukyan, un tycoon a capo di Armenia prospera, un gruppo che punta a “una pace con garanzie” e promuove una politica estera senza “concessioni unilaterali all’Azerbaigian”. Tsarukyan, i cui legami con Mosca sono sanciti da patti ufficiali con il partito di Putin, è in una fase critica: il governo ha avviato il sequestro della sua fabbrica di cemento, fiore all’occhiello del suo impero, per presunti progetti mafiosi e uno dei suoi candidati è accusato di spionaggio e tradimento (sarebbe la prima indagine legale verso un politico armeno sostenuto dalla Russia).Per il premier Pashinyan, il confine tra azione giudiziaria e guerra politica si fa sempre più sottile. Insegnanti e studenti sarebbero stati obbligati a partecipare ai comizi del partito di governo durante l’orario scolastico, la polizia avrebbe effettuato dei blitz nelle case di membri dell’opposizione, mentre un cittadino è stato arrestato per un post su Facebook critico verso il premier. Nonostante la sistematicità delle segnalazioni, documentate da Radio Azatutyun, nessun esponente del partito al potere è stato convocato dalla magistratura. Ma è lo scontro con la sorella di un soldato disperso in guerra a suscitare più clamore: ripreso in video, Pashinyan ha aggredito verbalmente la donna in pubblico, strattonandola, deviando poi l’attenzione sulla sua presunta origine dal Nagorno-Karabakh, sebbene lei sia di Yerevan. Il premier vuole alimentare il risentimento contro i rifugiati della regione, persa nel 2023 ai danni dell’Azerbaigian, mollata definitivamente nell’ottica di istituzionalizzare la pace. E’ proprio il malcontento per i termini del quadro di pace ciò che accomuna la maggior parte dell’opposizione. Alcuni la definiscono una capitolazione che legittima le perdite nel Nagorno-Karabakh, altri criticano vagamente il processo definendolo una “pace debole”. Ma nessuno ha presentato un percorso credibile per evitare il conflitto con l’Azerbaigian. Quel vuoto è proprio ciò che Pashinyan sta sfruttando quando avverte che un voto contro il suo partito è un voto a favore della guerra: un’affermazione che è al tempo stesso una minaccia e una tattica elettorale.
Chi sono i candidati che Mosca spinge per battere il premier armeno
L’uomo forte di Putin in Armenia è Samvel Karapetyan, ma la costituzione gli impedisce di candidarsi per via della sua tripla cittadinanza. Al Cremlino non resta che puntare sull'ex presidente Robert Kocharyan e sul tycoon Gagik Tsarukyan per far allontanare Yerevan dall'occidente










