Il percorso di associazione di San Marino all’Europa appare essere sempre più in salita. Un nuovo scoglio si frappone ora lungo il percorso che dovrebbe portare alla firma. L’ex ministro degli Esteri bulgaro Solomon Passy in queste ore è uscito allo scoperto ed è tornato a parlare del caso dell’investitore Assen Christov e del tentativo di acquisizione delle quote di maggioranza di Banca di San Marino da parte della Starcom Holding. Passy, in una lettera indirizzata alle autorità bulgare, di fatto ha posto un aut aut: finché la controversia non sarà chiusa, il percorso di integrazione europea del Titano dovrebbe fermarsi. Al centro c’è la disputa legata ai fondi sequestrati sul Titano e alla vicenda che vede coinvolto l’imprenditore bulgaro. Passy parla di decisioni "arbitrarie e non trasparenti", richiama il trattato bilaterale sugli investimenti tra Bulgaria e San Marino e sostiene che il nodo dovrebbe essere risolto prima di arrivare alla firma definitiva dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Non solo. L’ex ministro suggerisce anche una strada precisa: separare San Marino e Andorra nel percorso europeo, permettendo al Principato di proseguire e subordinando invece il cammino sammarinese alla soluzione della controversia economica, che ruota attorno a una richiesta da 150 milioni di euro. "Poiché il caso è indicativo di inosservanza dei requisiti fondamentali in materia di protezione degli investimenti e di azioni arbitrarie, è lecito chiedersi se il quadro normativo di San Marino sia compatibile con gli standard Ue" scrive l’ex ministro bulgaro. Secondo Passy, una possibile uscita potrebbe arrivare attraverso una soluzione rapida della disputa, anche prevedendo un eventuale risarcimento. Il Congresso di Stato, però, ha già escluso l’esistenza di trattative sul tema. Va ricordato che la Bulgaria ha già formulato un primo "veto" riguardo il percorso di associazione di San Marino. Nel corso della riunione del gruppo Efta svoltasi nei giorni scorsi a Bruxelles, è stata sollevata una riserva da parte bulgara che ha di fatto causato provocato uno stallo diplomatico, facendo slittare il voto che era previsto al Coreper e bloccando l’iter di ratifica dell’intesa. La Segreteria per gli Affari Esteri "continua a credere con determinazione nel percorso e nel valore politico, economico e istituzionale che questo accordo rappresenta per il Paese. La Segreteria conferma il pieno impegno nel proseguire il dialogo con gli interlocutori europei affinché possa essere raggiunto, in tempi brevi, un risultato condiviso e positivo. Gli organismi del Consiglio, in base alle informazioni ricevute, continueranno a discutere il tema nei pertinenti comitati fino al raggiungimento dell’unanimità necessaria all’approvazione dell’accordo".