Il 27 maggio, per me, è una data speciale. È il primo compleanno di mio figlio Benjamin Thomas. Ed è anche il giorno in cui, un anno fa, assunsi la responsabilità di diventare editore de “La Sicilia”. Due nascite diverse. Una nella mia famiglia. Una nella mia terra.

“La Sicilia” ha compiuto 81 anni il 15 marzo. Io compio oggi il primo anno alla guida di un giornale che non è soltanto una testata: è voce, memoria, presidio civile dell’Isola.

Quando ho deciso di investire in questo quotidiano, non l’ho fatto per possedere un marchio. L’ho fatto perché credo che una Sicilia senza un giornale libero sia una Sicilia più debole. Un giornale non nasce per compiacere il potere. Nasce per raccontarlo. Per controllarlo. Per ricordargli che la Sicilia non appartiene ai palazzi, ma ai siciliani.

All’inizio di questo percorso ho trovato sorrisi, disponibilità, aperture. Poi, come spesso accade, arriva il momento in cui capisci davvero chi hai di fronte. Perché una cosa è accogliere un editore quando si pensa che sarà grato, silenzioso, allineato. Un’altra è accettarlo quando si scopre che non è al servizio di nessuno. “La Sicilia” non è stata rilanciata per inginocchiarsi, per diventare il bollettino di chi governa oggi, di chi governerà domani o di chi teme di non governare più dopodomani.