Nella dozzina d’anni passati presso l’Università della Calabria – il primo periodo trascorso come docente pienamente inserito in un corso di laurea (dal nome «Filosofie e scienze della comunicazione e della conoscenza») – Paolo Virno ha rielaborato concetti e posizioni che aveva già cominciato a esporre, alla luce della filosofia del linguaggio, che era tornato a studiare insegnandola, trasformandoli così nelle nuove idee – più nette e fertili – che, a volte sotto gli stessi termini, ci ha presentato negli ultimi vent’anni.
Non una filosofia del linguaggio qualunque, ma specificamente quella di Saussure (che mette in relazione individui e massa con una mente collettiva, introduce la nozione di valore, è attento al modo diverso in cui le istituzioni si trasmettono). E di Saussure la «Scuola di Arcavacata» – di cui Virno era diventato parte – stava lavorando a una nuova immagine. Questo lavoro viene ora presentato nel volume Ferdinand de Saussure. Storia di una teoria del linguaggio, di Emanuele Fadda e Giuseppe Cosenza, pubblicato da Carocci (pp. 312, euro 29).
LA PRESENZA degli studiosi italiani nella ricerca internazionale su Saussure, inaugurata da Tullio De Mauro, è oggi considerevole, e in essa sono pienamente inseriti i due autori del libro (entrambi con varie pubblicazioni in inglese e francese, e membri del Comitato editoriale della rivista «Cahiers Ferdinand de Saussure»). In 300 pagine, esso racconta un’altra storia intellettuale di Saussure, ben diversa da quella di molte introduzioni; la più vicina, a cui gli autori rinviano spesso (e a cui aggiungono diverse novità) è il monumentale Saussure, di John E. Joseph (2012) disponibile in inglese, francese, portoghese.








