Nessun commento da Sam Altman, Elon Musk, Sundar Pichai e gli altri protagonisti della rivoluzione tecnologica. Solo il padrino dell'AI Yoshua Bengio e l'ex «AI Czar» David Sacks hanno detto la propria opinione sui social

Un silenzio assordante che vale più di mille parole. In un settore dove la velocità a reagire sui social è la caratteristica di ceo cronicamente online, sempre pronti a dire la propria opinione sui grandi temi della tecnologia, il fatto che (quasi) nessun leader Big Tech abbia commentato l'enciclica papale Magnifica Humanitas è una reazione di per sé.

Quella promulgata da papa Leone XIV è un'accusa — neppure tanto velata — allo strapotere di poche aziende che hanno in mano una tecnologia così potente e così pervasiva. Per il pontefice, bisogna sottrarsi alla «corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri».

Dalle aziende che guidano questa corsa all'oro tecnologica non è arrivata neppure una parola. Da parte di Sam Altman — capo di OpenAI e "papà" di ChatGpt — c'è solo silenzio. L'ultimo post pubblico è di un paio di giorni prima rispetto alla presentazione dell'enciclica. Il suo eterno rivale Elon Musk — che da anni spinge il chatbot Grok come fosse il migliore di tutti — sembra troppo impegnato a parlare delle nuove funzionalità per gli sviluppatori informatici e a lanciare strali contro la «sinistra woke». Sundar Pichai di Google, Satya Nadella di Microsoft, Tim Cook di Apple, Jensen Huang di Nvidia: le loro priorità sembrano altrove in questo momento. Il messaggio di Leone XIV pare non avere colpito minimamente i protagonisti della rivoluzione dell'AI e di tutte le altre tecnologie che stanno cambiando la nostra esistenza.Inutile dirlo, da Anthropic (e non esattamente dal suo ceo Dario Amodei) il commento è arrivato. Ma non bisogna dimenticare che uno dei suoi co-fondatori, Christopher Olah, era proprio lì nella sala del Vaticano a fare da relatore durante la presentazione dell'enciclica. Curioso, considerata la sua assenza di fede (si professa ateo), ma coerente con il ruolo che l'azienda ha cominciato ad assumere negli ultimi mesi. Il resto del panorama è magro. Jack Dorsey — fondatore di Twitter e oggi imprenditore in tutto quello che è digitale — si è limitato a ricondividere il link all'intera enciclica. Un endorsement o una semplice constatazione? Difficile dirlo.Yoshua Bengio — uno dei tre padrini dell'intelligenza artificiale — prima cita direttamente le parole del pontefice sulla necessità che l'AI sia «al servizio di tutti e del bene comune», poi rincara la dose: «Il Vaticano e altre istituzioni internazionali possono e devono svolgere un ruolo nel dialogo globale sull'intelligenza artificiale per sensibilizzare l'opinione pubblica e mobilitare la società in vista delle sfide future».David Sacks — grande investitore tech e per lungo tempo consigliere in tema AI alla Casa Bianca, o almeno fin quando a marzo non ha lasciato il ruolo — si è mostrato più cauto. Sì l'avvertimento papale affinché l'AI «sia a servizio della dignità umana e non diventi uno strumento di dominio o di esclusione», scrive anche lui su X, ma sempre fedele alla propria posizione contro ogni regolementazione si lancia contro l'idea del controllo statale sull'innovazione: «Se concediamo ai governi un potere illimitato sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale in nome della sicurezza, come possiamo impedire che venga utilizzata per censurare, sorvegliare e controllare i cittadini — proprio come aveva previsto Orwell in 1984?». Continua poi con una citazione in latino, opportunamente tradotta in inglese per il proprio pubblico: «"Quis custodiet ipsos custodes". Chi sorveglierà i sorveglianti?».