Davanti a un dissacratore come Molière, che riusciva (e riesce) a far ridere mettendo alla berlina avari, misantropi e soprattutto medici affamati di soldi, non si può parlare di testo “sacro”, sarebbe un controsenso. Per questo l’operazione di Stefano Chiodi (regista) e Angela Dematté (adattatrice e traduttrice) con «Il malato immaginario» (che ha concluso la sua tournée nella sede storica del Piccolo Teatro) è pertinente e intelligente, fedele e sincera quanto anche innovativa e aperta. Nello stesso tempo è classica, moderna e contemporanea, aggiunge nei toni e nelle visioni piuttosto che nelle parole, non apre con il prologo campestre ma con un “balletto” da cabaret tedesco degli anni Trenta (che, come Molière, aveva perso il favore del potere), a far da biglietto da visita per entrare in tutto quel che segue.Argante (un Tindaro Granata in piena maturità espressiva, in grado di far cogliere ogni sfumatura del personaggio) invece che fra i tradizionali letto e scrittoio si muove tra vasca da bagno e water, simbolo e verità del suo transitare da un clistere a una purga e viceversa, mentre dall’alto (scena “sanitaria” di Guido Buganza) incombe un lampadario fatto di siringhe e vasi contenitori. Partendo dagli studiosi che hanno visto in Argante una possibile simbiosi con l’autore (morto nel 1673 dopo un malore alla quarta replica della commedia), in crisi perché aveva perso il favore di Luigi XIV, lo spettacolo riesce a trasmutare i due l’uno nell’altro e viceversa. Così il grido «Io sono il malato!», diventa la rivendicazione del diritto all’esistenza dell’autore e della sua arte e l’aggiunta della supplica di Molière al re è una logica e pertinente conseguenza.Lo spettacolo non perde mai la sua leggerezza fra il dottor Purgone e il suo collega Diarroico, tra la storia d’amore della figlia Angelica e l’abilità della serva Tonina (un’eccellente Francesca Porrini) a svelare le trame di Belina, seconda moglie di Argante. E la furbizia dei medici predatori ci riporta oggi a tutte le polemiche sulle case farmaceutiche.Accanto al messinese (di Tindari) Granata e a Porrini un cast solido e di buon livello. Emanuele Arrigazzi (i vari medici) e Alessia Spinelli (Belina) sono comici con un efficace senso della misura, ben coadiuvati da Angelo Di Genio (fratello di Argante), Nicola Ciaffoni (Cleante), Emilia Tiburzi (Angelica) ed Elisa Grilli (Diarroico jr). Produzione del Centro teatrale bresciano con Lugano Arte e Cultura e Viola produzioni Roma.