Suono che avvince e trafigge, voci sferzanti o siderali. Uno spettacolo che incide nell’ascoltatore – quanto la fibbia del suo sventurato protagonista, Nanof, uno schizofrenico dal genio misterioso, per anni incide, con i segni di un proprio linguaggio, tra scrittura e pittogramma, l’immenso muro del manicomio dov’è internato. Sette minuti di applausi sono ancora pochi per Nanof, l’Altro, nuova opera di Antonio Agostini, commissione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, al debutto al Teatro Caio Melisso della città umbra, regia di Alessio Pizzech, scene di Andrea Stanisci, con l’Ensemble Calamani e il Coro del Tls diretti da Mimma Campanale, giovane musicista-psicologa.
«Nanof», successo a Spoleto per l'opera che racconta genio, dolore e follia
Ispirato a un personaggio reale, internato nel manicomio di Volterra, è uno spettacolo sul tema della creatività come riscossa dalla cattività inumana e dalla malattia mentale







