“Noi chiediamo che l'Europa faccia meno e lo faccia meglio", senza mettere "lacci e gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l'iniziativa economica”. Mentre aspetta la risposta di Bruxelles all’ennesima richiesta italiana di flessibilità, Giorgia Meloni dà ufficialmente il via alla sua campagna elettorale nel segno della critica all’Ue, tornando al vecchio cavallo di battaglia nazionalista. La premier parla all’assemblea annuale di Confindustria, dopo aver messo il carico da novanta sulle richieste italiane. Non solo c’è la lettera per la flessibilità, spedita la settimana scorsa. La premier firma anche un’altra missiva insieme ad altri 15 Stati membri per difendere i fondi di coesione e per l’agricoltura dalle mire dei frugali, che invece vogliono tagliarli nel prossimo bilancio pluriennale 2028-2034. Nei palazzi europei non c’è voglia di scontrarsi l’Italia. Da qui, “l’attenta valutazione delle richieste italiane” che i portavoce europei garantiscono, attenti al passo felpato. Ma, a quanto si apprende, la risposta di Ursula von der Leyen la prossima settimana non dovrebbe essere un sì a tutto tondo.
Il 3 giugno, in concomitanza con la presentazione delle raccomandazioni per paese, la presidente della Commissione europea dovrebbe rispondere alla lettera con cui Meloni rafforza la richiesta del ministro Giancarlo Giorgetti di poter andare in soccorso delle aziende in crisi per il caro energia, senza calcolare queste spese nel deficit. L’idea del governo è di usare la stessa sospensione delle regole fiscali (clausola di salvaguardia) prevista per le spese per la difesa. Secondo quanto trapela in Commissione europea, la presidente dovrebbe accogliere la richiesta con condizioni ben rigide: gli investimenti non devono finanziare ancora le fonti fossili, aumentandone ulteriormente i costi e rallentando il percorso verso la decarbonizzazione.














