La salute della pelle, si sa, passa anche dalle scelte che si fanno nella vita di tutti i giorni, ivi comprese quelle che riguardano i cosmetici da utilizzare, sotto la doccia come durante la skincare. Il problema? Se la volontà di utilizzare solo i migliori prodotti è più che legittima, nella realtà dei fatti le scelte che si fanno sono spesso dettate da molte false credenze. A svelarne alcune è Maddalena D’Agostini, chimica cosmetologa e divulgatrice nota sui social come @madd.aliena, che ha da poco pubblicato ‘Dentro i cosmetici. Viaggio tra skincare, make-up e falsi miti’ (Hoepli). Il libro affronta in chiave scientifica il funzionamento dei principali cosmetici di uso quotidiano, analizzandone la composizione chimica e i meccanismi di azione sulla pelle. Ma soprattutto mettendo in discussione, alla luce delle evidenze chimiche e dermatologiche disponibili, alcuni luoghi comuni diffusi nel settore. Obiettivo: rendere più comprensibili le informazioni presenti sulle etichette e nei claim di marketing.
Senza parabeni: cosa significa?
Qualche esempio? Un claim molto diffuso, ovvero il classico ‘senza parabeni e siliconi’, che siamo soliti leggere sulle etichette dello shampoo. «Iniziamo col dire che queste due diciture vengono spesso accorpate come se fossero collegate tra loro, quando non lo sono affatto», spiega l’autrice del libro. «I parabeni sono dei conservanti con azione antibatterica e antifungina. Svolgono quindi un ruolo importante nel mantenere la formula sicura per la salute della pelle, evitando la formazione di muffa nel prodotto. La convinzione che siano pericolosi nasce da uno studio pubblicato nel 2004, che li correlò al cancro al seno, una correlazione che non fu poi confermata da nessuno degli studi successivi ma che finì per creare allarmismo. Molte aziende scelsero di specificare in etichetta ‘senza parabeni’ alimentando di fatto una paura infondata».









