«La verità non si può archiviare e qualsiasi iniziativa volta a consentire ulteriori accertamenti in ogni direzione è utile alla causa della ricerca della verità su Ustica. Su questo concordo con gli onorevoli deputati e senatori promotori dell’iniziativa promossa nella sala stampa della Camera dei Deputati. Qualunque sia la verità, compresa quella che non è mai piaciuta alla Procura di Roma o al partito nel quale ha militato la senatrice Bonfietti, anche lei come me familiare di una vittima di quella strage». È quanto dichiara, alla vigilia dell’udienza sulla richiesta di archiviazione dell’inchiesta-bis su Ustica, Giuliana Cavazza, che nell’attentato perse la madre ed è oggi presidente dell’Associazione per la Verità sul Disastro Aereo di Ustica.«Dalle due richieste di archiviazione della Procura di Roma - aggiunge - rispetto alle quali con mio fratello abbiamo da tempo proposto formale opposizione emergono pregiudizio, propaganda e manipolazione mediatica; mancanza di imparzialità ed autonomia nella conduzione delle indagini; inosservanza del giudicato penale grazie al quale fu definitamente accertata anche in Cassazione l’evidente insussistenza della tesi dei depistaggi sostenuta dalla Procura di Roma e dal giudice istruttore Priore; depistaggi mediatici, suggestioni ‘processualì e fake news - sottolinea Cavazza - . Proprio per questo, la nostra opposizione all’archiviazione dell’inchiesta-bis su Ustica comprende centinaia di pagine di analitica confutazione della ricostruzione con la quale la Procura ha tentato di riabilitare l’ipotesi di una battaglia aerea. Le sette memorie che abbiamo depositato dimostrano la necessità di proseguire le indagini sull’unica ipotesi tecnicamente sostenibile: l’esplosione di un ordigno a bordo del DC-9 Itavia. Alle memorie abbiamo allegato migliaia di pagine di documenti, comprese due nuove consulenze tecniche. Nutro la sincera speranza che il gip di Roma riesca a rimanere libero tanto dai pregiudizi mediatici quanto delle suggestioni politiche che eventi come quello in programma sembrano finalizzati a provocare -conclude - I processi si fanno nelle aule di Giustizia, deputate ad accertare la verità nel rispetto della Costituzione e della legalità».