La Turchia dimezza dal 25% al 12,5% l’imposta sulle aziende manifatturiere e introduce importanti esenzioni fiscali per il rimpatrio delle attività detenute all’estero così come per le società di servizi con sede nel centro finanziario di Istanbul.

Il pacchetto, appena varato dal Parlamento di Ankara e pronto ad entrare in vigore a giugno, rientra nell’ambito del più ampio programma lanciato lo scorso aprile dal presidente Recep Tayyip Erdogan per rilanciare la competitività del suo Paese nell’attrarre capitali internazionali specialmente in questa fase di incertezza dello scacchiere mediorientale.

In un momento di riconfigurazione delle catene di approvvigionamento globali, la Turchia vuole sfruttare la sua posizione geografica di ponte tra l’Europa e l’Asia.

Oltre al dimezzamento dell’imposta sulle imprese manifatturiere, la legge appena varata concede un’esenzione fiscale per 20 anni sui redditi provenienti dall’estero e un’amnistia fino al 2047 dall’imposta sui redditi derivanti dall’esportazione di servizi presso il centro finanziario di Istanbul.

Quest’ultime due misure in particolare, ha spiegato il ministro del Tesoro e delle Finanze Mehmet Şimşek, allineerebbero la Turchia ad altri centri finanziari globali come Hong Kong e Singapore.