Dal 22 giugno torna nelle sale italiane il cinema errante e malinconico di Wim Wenders con cinque film restaurati distribuiti da CG Entertainment: Alice nelle città, L’amico americano, Lisbon Story, The Million Dollar Hotel e Non bussare alla mia porta. Un viaggio attraverso motel, strade, musica e solitudini americane che racconta perché il grande schermo resti ancora il luogo ideale per perdersi dentro un film

Nel 1926 Vian immagina il «Pianococktail»: strumento che prepara drink col sapore della musica. Stessa cosa fa Wenders. I film hanno un sapore. Alice nelle città sa di bianco e nero e Chuck Berry. L’amico americano sa di Highsmith e Hopper che sorride sapendo come andrà a finire. Lisbon Story sa di fado e pellicola che nessuno vedrà. The Million Dollar Hotel sa di Los Angeles notturna. Non bussare alla mia porta sa di West e Shepard che fuma davanti a un motel. Dal 22 giugno CG Entertainment porta tutto nelle sale.

Alice nelle città, Philip Winter, le Polaroid e l’America vista da un uomo smarrito

C’è un tipo di film che non spiega mai perché è bello. Lo è e basta, come certe persone, come certi pomeriggi di ottobre. Alice nelle città (1974) è uno di quei film. Philip Winter è un giornalista tedesco bloccato in America, incapace di scrivere l’articolo che dovrebbe scrivere, che fotografa il paesaggio con una Polaroid nella speranza che le immagini gli dicano quello che le parole non riescono a dire. Wenders capisce già allora, al quarto lungometraggio, quello che molti registi non capiscono mai: che le immagini non spiegano, evocano. E che c’è una differenza fondamentale tra le due cose.