Il prezzo dell’energia definito una “minaccia esistenziale” e la richiesta di aiuto per alzare i salari che, essendo bassi, “frenano la domanda interna”. E poi la Cina che sta “colonizzando” i mercati, anche in settori cruciali, mentre l’Unione Europea non interviene. Il presidente dei Confindustria Emanuele Orsini tende mani a chiunque alla ricerca di sponde di fronte a un’industria che, avvisa, rischia la desertificazione. Di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, bussa al governo, in platea con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e a tutte le forze politiche invitando al dialogo anche i sindacati. L’ora è buia, del resto, con la produzione industriale in rosso da tre anni e uno scenario geopolitico proibitivo nei prossimi mesi.
“Chiediamo a tutta la politica un grande atto di responsabilità fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio politico”, è l’invito di Orsini dal palco dell’assemblea di Confindustria. “Queste scelte – dice – sono le fondamenta per tornare a una crescita del 2% l’anno”, che è “non solo necessaria ma possibile”. Sono “sfide” che “richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso”, una responsabilità “che riguarda le istituzioni e le forze politiche, le associazioni di imprese e i sindacati: l’intera società”. E avverte: “Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro”. Quindi lancia una “proposta” al governo e alle parti sociali: “Lavoriamo insieme”. L’idea di Orsini è quella di liberare 20 miliardi di euro da riallocare: “Un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”. E chiede un “atto concreto” sul fisco “da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione”. L’Italia – spiega – “è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati e ci sono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile”.













