A causa dello scioglimento del ghiaccio provocato dal cambiamento climatico il sito archeologico alle isole Svalbard noto come “Promontorio dei cadaveri” si sta degradando. I resti umani emersi dagli scavi mostrano le atroci condizioni dei balenieri vissuti secoli fa.

Likneset alle Svalbard, il "Promontorio dei cadaveri". Credit: PLosONE

Lo scioglimento del ghiaccio perenne (permafrost) e l'erosione costiera catalizzata dall'innalzamento del livello del mare, due fenomeni strettamente associati alla crisi climatica in atto, oltre a significativi danni ambientali ed ecologici stanno avendo un impatto catastrofico anche sui siti archeologici dell'Artico, fino ad oggi gelosamente custoditi dalle temperature gelide. Tra i luoghi maggiormente colpiti da questo degrado, che rischia di cancellare un prezioso patrimonio storico-culturale e scientifico, vi è il cimitero dei balenieri di Likneset alle isole Svalbard, un arcipelago legato alla Norvegia e incastonato nel Mar Glaciale Artico. Questo posto è conosciuto da secoli come “Promontorio dei cadaveri” o “Punta dei cadaveri” – Lik in norvegese significa cadavere e Nes promontorio o punta – per via del gran numero di resti umani in esso presenti, nei quali si sono spesso imbattuti avventurieri e cacciatori. Si tratta delle spoglie dei balenieri morti tra il XVII e il XVIII secolo che giunsero nell'Artico per condurre uno dei lavori più faticosi e impegnativi dell'epoca, oltre che atroci per le sventurate balene.