La profezia si è avverata. Chi, prima del voto, scherzava che Giuseppe Di Mare poteva farsi chiamare «Imperatore» non c'è andato lontano. Fermarsi poco prima dell'85% delle preferenze, con due contendenti, è un risultato da Re Sole: ad Augusta, Siracusa, il consenso al sindaco riconfermato si estende fin dove i raggi del sole si adagiano sui pannelli solari. Merito di una coalizione corazzata, rimasta inscalfibile nonostante l'assenza del simbolo di partito del primo cittadino: Di Mare non ha avuto il logo di Fratelli d'Italia, negato dal responsabile nazionale Giovanni Donzelli in persona, eppure il suo nome è nel pantheon degli amministratori d'acciaio.

Un po' come la famiglia Cuffaro a Raffadali, provincia di Agrigento. Un cognome e una garanzia, anche quando a portarlo è la nipote dell'ex presidente della Regione e leader della nuova Democrazia cristiana: Ida Cuffaro, 27 anni, stravince nel territorio che, oltre ad avere dato i natali a Totò (che ha appena patteggiato una condanna a tre anni ai servizi sociali, dopo lo scandalo sanità), negli ultimi 21 anni ha avuto ai vertici dell'amministrazione Silvio Cuffaro, zio di Ida e primo cittadino uscente (dopo due mandati).

Se di dinastie si parla, allora ci si può spostare nel Catanese, a Bronte. Nella città del pistacchio Giuseppe Castiglione, ex sottosegretario all'Agricoltura, ex eurodeputato, adesso deputato nazionale di Forza Italia, era candidato per succedere al suocero, l'highlander Pino Firrarello. Alla fine, a Castiglione toccherà combattere in un ballottaggio che si preannuncia all'ultima preferenza: contro di lui c'è Giuseppe Gullotta, avvocato, sostenuto da una civica battagliera (“Gul Lotta”) e da Controcorrente di Ismaele La Vardera.