Confermare le condanne inflitte dal gup per tutti gli imputati. Così la sostituta Pg Giovanella Scaminaci ha concluso la requisitoria nel processo d’appello, filone abbreviato, scaturito dall’inchiesta Pandora che nel 2023 ha scoperchiato il presunto malaffare al comune di Tremestieri Etneo. Il consiglio, l’anno scorso, poi è stato anche sciolto per infiltrazioni mafiose dal Viminale.
La Procura generale, quindi, ha chiesto la condanna (8 anni in primo grado) per l’ex sindaco Santi Rando che è imputato per voto di scambio politico-mafioso per le amministrative del 2015 e, inoltre, per diversi episodi di corruzione (per una staro assolto dal gup). A dare il là alle indagini furono le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che parlarono di una riunione fra boss di alto livello a cui avrebbe partecipato il politico al fine proprio di un appoggio da parte della famiglia catanese di Cosa Nostra. Infatti la magistrata ha chiesto le conferme delle condanne di primo grado a sei anni ciascuno per i boss Francesco Santapaola “colluccio” - all’epoca rappresentante provinciale del clan - e Vito Romeo. Quest’ultimo è cognato di Piero Cosentino, che ha anche rivestito ruoli nella giunta di Santi Rando. Per l’accusa sarebbe stato una sorta di anello di congiunzione fra l’amministrazione comunale di Tremestieri e la famiglia mafiosa. Anche per Cosentino chiesta la conferma della pena inflitta dal gup a 7 anni e 2 mesi. Chiesta la condanna anche per i dirigenti comunali e i professionisti coinvolti nel meccanismo di malagestione degli appalti: Giovanni Naccarato 5 anni 2 mesi e 20 giorni, Domenico Cucinotta 4 anni 2 mesi e 20 giorni, e Giuseppe Ferlito 4 anni.







