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10 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 19:06
Truffa ai danni dello Stato, peculato, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. È caduto tutto alla fine del dibattimento nel processo “Cara accoglienza” che, nel 2020, aveva portato la Procura di Palmi a emettere sei avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta “Cara accoglienza” sulla gestione del centro migranti attivo nell’agriturismo “Villa Cristina” di Varapodio, in provincia di Reggio Calabria, dal settembre 2016 all’aprile 2018. Tra questi c’era pure il sindaco Orlando Fazzolari, allora di Fratelli d’Italia e oggi transitato nel partito Noi moderati che lo ha candidato alle ultime regionali quando, proprio per l’inchiesta “Cara accoglienza”, la Commissione antimafia lo aveva inserito nell’elenco degli “impresentabili”.
Sono stati assolti dalle accuse contestate anche gli altri cinque imputati: due commercianti di abbigliamento, Carlo Cirillo ed Ernesto Cruciani, due ispettori della Prefettura di Reggio Calabria, Pasquale Modafferi e Salvatore Del Giglio, e la titolare della cooperativa sociale “Itaca” Maria Giovanna Ursida. Pure per quest’ultima, secondo i giudici di Palmi, le accuse di truffa, corruzione e falso “non sussistono” mentre il reato di peculato, commesso tra il 2016 e il 2017, dopo essere stato derubricato in appropriazione indebita è stato dichiarato “estinto per intervenuta prescrizione”.






