Essere una famiglia in Italia è complicato. Richiede uno sforzo di adattamento, sopportazione, accettazione del supporto zero che le istituzioni ti danno da richiedere massicce dosi di ansiolitici (meglio: “antirabbici”) e psicoterapia. E quando tu, magari, hai cominciato a fare pace con il fatto di dover essere famiglia in Italia, perché per il momento emigrare non puoi, accade qualcosa che ha dell’inverosimile. La Regione Emilia Romagna decide, e ci mette 3 milioni di euro, di riaprire le scuole materne, solo materne, il primo settembre. E non per la didattica – cioè il calendario scolastico resta uguale, infatti sono opzionali – ma per attività ricreative, in modo da sostenere quei genitori arrivati alla fine dell’estate a corto di energie e di soldi. E soprattutto quei bambini che hanno radicalmente bisogno di tornare in un ambiente scolastico, dopo mesi di assenza. La scelta coinvolge, però, solo le famiglie già “fortunate”, per così dire, perché nel nostro paese esiste questa strana cosa per cui nidi e materne terminano non l’8 giugno ma il 30 giugno (ottimo, eccellente), mentre primaria e secondaria no. Bizzarra contraddizione, perché non si capisce perché un bambino di 10, 12, o un ragazzo di 15 non abbia il diritto di restare a scuola fino a fine giugno anche lui/lei. Tra l’altro, ricordiamo che per lo Stato italiano un minore non può stare solo a casa fino a 14 anni, il che rende ancor più inverosimile questa situazione.
Blog | Tre mesi e mezzo senza scuola: un problema che nessuno vuole risolvere
Altro che proteste dei balneari: se si continua così non ci saranno più bambini a cui badare... (dal blog)







