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Ultimo aggiornamento: 13:56
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Fare figli lontano dall’Italia, per molti expat, è più semplice che farli a casa. Più aiuti statali, un welfare più capillare, una divisione del carico della cura più equo. È il quadro che emerge da “Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo” di Eleonora Voltolina, pubblicato da Tau editrice con la Fondazione Migrantes. Negli ultimi vent’anni oltre 15mila minorenni sono partiti con le loro famiglie e almeno 25mila bambini italiani nascono ogni anno all’estero. Le ragioni sono strutturali: dagli sgravi fiscali ai bonus bebè, dagli assegni di sostegno economico ai contributi per le spese del nido. Fino a un congedo eguale o quasi: basti pensare che in Spagna è di 16 settimane non trasferibili e retribuite al 100% dello stipendio. Mentre in Italia, appena pochi giorni fa, la proposta di congedo parentale paritario è stata bocciata dalla maggioranza di destra in commissione Bilancio della Camera. E molte decidono di partire, non solo per motivi economici. “La situazione in Italia intristisce ma non stupisce”, sottolinea Voltolina al fattoquotidiano.it. “Come ci ha raccontato nel lavoro di ricerca un’expat in Belgio, le madri in Italia sono ancora discriminate”.






