di Antonio Passanese

C’è un odore che ti prende alla gola appena varchi l’ingresso dello studentato Calamandrei, in viale Morgagni. Non è solo muffa. È l’odore pesante dell’abbandono, della manutenzione dimenticata, di centinaia di ragazzi costretti a vivere in una struttura che cade a pezzi mentre fuori Firenze continua a raccontarsi come città universitaria internazionale, aperta, moderna. Dentro, invece, il tempo sembra essersi fermato. E marcito. I muri sono ingialliti, gonfi d’umidità, scrostati. Dai soffitti scendono rigagnoli marroni che lasciano strisce sulle pareti. Le finestre rotte vengono tenute insieme come si può, i termosifoni non funzionano, i condizionatori nemmeno. Nei corridoi si alternano silenzio e rabbia. E da una settimana, ai piani alti delle quattro torri che dominano Careggi, manca persino l’acqua.

Cinquecento studenti universitari vivono qui. Ragazzi arrivati da tutta Italia per studiare a Firenze, spesso con borse di studio e famiglie che fanno sacrifici enormi pur di garantire loro un futuro. Eppure oggi si ritrovano a comprare casse d’acqua per lavarsi i denti, riempire una bottiglia o concedersi una doccia veloce. Nei bagni condivisi – tre gabinetti ogni quindici persone – l’umidità si mescola all’odore acre della candeggina. "Ci hanno detto che dopo la doccia dobbiamo passarla ovunque per togliere la muffa", raccontano Rachele Petroni, 21 anni, di Perugia, studentessa all’Accademia di Belle Arti, Chiara Felici, 20 anni, romana, iscritta a Lingue, e Josef Khouzel, 22 anni, di Chiusi, matricola di Scienze Agrarie. Parlano uno sopra l’altro, come se avessero accumulato mesi di frustrazione. "Viviamo con blatte, cimici e topi. L’anno scorso hanno fatto la disinfestazione, quest’anno nessuno si è visto".