«Gli enti locali non riescono a risolvere né l’emergenza abitativa, né quella scolastica». È l’amara riflessione di Mariano Brusca, docente del liceo artistico Catalano di Palermo, ospitato in un palazzo di nove piani costruito per abitazioni civili. Il riferimento è ai locali dell’ex istituto commerciale Libero Grassi di via Villa Rosato che, prima di essere occupato da oltre trenta famiglie senza una casa, sono rimasti liberi. Un plesso a due piani di proprietà di un privato ma a lungo in uso alla Citta metropolitana che nel 2020, in piena pandemia, è stato trasformato dagli occupanti che hanno ricavato decine di mini appartamenti multi accessoriati.

Eppure, sostengono i docenti del Catalano, sarebbe stato perfetto come succursale. La vita scolastica nel condominio-scuola di via Lamarmora è difficile. «Il liceo — spiega Alessia Machì, docente di Italiano — è allocato da 20 anni in un edificio privato realizzato dal costruttore Vassallo. Oggi appartiene a una società che percepisce circa 4 milioni di euro all’anno». «Vivere come studenti — racconta Cristian Mirrione, rappresentante degli studenti — in un palazzo di più di 9 piani è complicato, soprattutto quando si frequenta un liceo artistico e si è quindi costretti a dover cambiare aula molto spesso per raggiungere i laboratori, spazi fondamentali».