HomeAscoliCronacaLa difesa di Malavolta: "Cervello non sano"L’avvocato dell’imputato per l’omicidio di Emanuela Massicci si aggrappa a una rinosanza magnetica e chiede una nuova periziaL’avvocato difensore Saveria Tarquini al Tribunale di Macerata alla prima udienza del processoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLa data del 9 luglio rappresenta un momento fondamentale nel processo a Massimo Malavolta, l’uomo che il 19 dicembre 2024 nell’abitazione di famiglia a Castignano, Ripaberarda, ha ucciso massacrandola di botte la moglie Emanuela Massicci. Quel giorno i giudici della Corte d’Assise di Macerata, davanti ai quali è in corso il dibattimento, si pronunceranno sulla richiesta della difesa di disporre una nuova perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato. È terminata così l’udienza di giovedì mattina con l’appuntamento al 9 luglio per la discussione. Se accolta, la richiesta della difesa farebbe allungare i tempi della sentenza. Alla base dell’istanza, i risultati della nuova risonanza magnetica a tre Tesla, accordata dalla Corte d’Assise, eseguita su Malavolta a fine aprile all’ospedale di Ancona. "La risonanza magnetica con contrasto ha riscontrato un cervello non sano. Un cervello – commenta l’avvocato difensore Saveria Tarquini – già invecchiato e che sta ulteriormente invecchiando precocemente su un uomo di 47 anni, assuntore di sostanza stupefacente, assuntore di medicine per gonfiare i muscoli, anabolizzanti e quant’altro. Tutto questo può avere inciso sulla capacità di intendere e di volere". Tale risonanza ha evidenziato 60 focolai di dimensioni inferiori a 4 millimetri e 4 focolai pari o superiori a 5 millimetri. Sull’interpretazione di questi dati si sono scontrate le tesi del consulente della difesa, il dottor Claudio Cacaci, e quelle del collega Adriano Tagliabracci, perito del procuratore Umberto Monti, e del neurologo Alberto Testa, consulente nominato dalla Corte "che – ha aggiunto il legale di parte civile Nazario Agostini – sulla scorta del dato clinico reputano al più sostenibile la tesi di defaillance cognitive in termini di attenzione, memoria, etc., ma sicuramente non rilevanti sulla piena capacità di intendere e di volere dell’imputato".