L’inchino era stato studiato. Sei volte, tra ingresso e uscita, con la precisione un po’ teatrale che accompagna le credenziali diplomatiche davanti a un sovrano. Inigo Lambertini, allora ambasciatore d’Italia a Londra, si trovava davanti a re Carlo III nel dicembre 2022, in una di quelle occasioni in cui tutto sembra già scritto: abiti formali, regole, distanze, formule. Poi il re, conclusa la parte ufficiale, cominciò a parlare. Non di dossier, non di trattati, non di equilibri internazionali. «Lo sa, ambasciatore, che io nella vita ho due grandi passioni: l’ambiente e il cibo italiano», racconta Lambertini. Da lì, la conversazione prese una piega meno cerimoniale e molto più interessante.
Carlo III citò il chilometro zero, Carlo Petrini, la capacità italiana di custodire ecosistemi diversi senza appiattirli in una produzione uniforme, fino alla serie “Stanley Tucci’s Searching for Italy”. Lambertini ricorda di aver detto sottovoce alla moglie che, se il re d’Inghilterra gli stava spiegando perché il cibo italiano fosse il migliore al mondo, metà del mandato era già fatto. Battuta riuscita, certo. Ma anche fotografia precisa di un potere spesso trattato con troppa leggerezza: quello di un Paese che, quando entra in una stanza attraverso il cibo, arriva prima delle sue dichiarazioni ufficiali.






