Dopo aver causato l’incidente pigiando a oltre 200 chilometri all’ora, pensava solo alla sua Porsche. A come portarla via, il prima possibile, da quel tratto dell’autostrada Asti-Cuneo, perché aveva «modificato» lo scarico per migliorare il «sound» del motore. Così, mentre la giovane Matilde Baldi era incosciente, riversa sul sedile di una Fiat 500, accanto alla madre ferita gravemente al volto, l’autista di quella Porsche 911 GT3 RS faceva telefonate in cerca d’aiuto, tra i carrozzieri amici. All’autista di un carro attrezzi, capitato per caso sul luogo dell’incidente, ha chiesto più volte di caricare l’auto. «No, mi spiace - gli ha risposto l’autista - non lo posso fare. Non si può rimuovere l’auto fino all’arrivo della polizia».
Sono i dettagli dell’indagine sulla gara tra due Porsche che la notte dell’11 dicembre scorso aveva causato un incidente sull’A33, alla periferia di Asti. Nello schianto, dopo alcuni giorni di ricovero, aveva perso la vita Matilde Baldi, 20 anni, di Montegrosso, provincia di Asti. La mamma, Elvia Pia, era alla guida della Fiat 500 tamponata dalla Porsche, guidata da Franco Vacchina, commerciante astigiano di pneumatici. Il pm Sara Paterno, che coordina l’inchiesta, nei giorni scorsi ha chiuso le indagini. Con Franco Vacchina, accusato di omicidio stradale, è indagato un piccolo imprenditore torinese, Davide Bertello, alla guida della seconda Porsche, una 992, non coinvolta nello scontro.









