Visual performance. Una sociologia dello sguardo fra pratiche e comunicazione artificiale (Meltemi, pp. 250, euro 22), di Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri, ridisegna l’orizzonte della Visual Culture. Dimostra, nel solco delI’Iconic Turn (Freedberg, Belting, Boehm, Mitchell), che le immagini non solo agiscono, ma sono atti sociali che, con post, tag, commenti, geolocalizzazioni e narrazioni creano aspettative e memoria, suscitano affetti e senso di appartenenza, possono disinformare. Il loro statuto è epistemico: prima che un problema da interrogare, sono un mezzo di conoscenza del mondo e di chi le produce.

IL VOLUME È DIVISO in due parti. In «Guardare le immagini. Visioni, corpi e dispositivi» si indagano le condizioni di manifestazione del visibile, da un lato per le valenze simboliche che innescano iconoclastie e iconoclash, dall’altro costruendo una storia delle tecnologie della visione: il teatro, la prospettiva rinascimentale, il dettaglio olandese, il barocco, il digitale e il virtuale, che, con software, visori, display, guanti aptici, assegnano all’utente spazi di governo. Spiccano due regimi scopici: lo sguardo turistico, intriso di instagrammismo e lo sguardo storicamente sessuato. Sulla base di studi femministi e postcoloniali, Gemini e Boccia Artieri discutono la rappresentazione dell’altro come dispositivo gerarchizzante, con stereotipi che rafforzano le disuguaglianze. Chiude questa sessione del libro un capitolo sull’intelligenza artificiale.