Roma, 28 mag. (askanews) – I bambini molto piccoli (anche a 3 anni) sanno leggere negli occhi di uno sguardo umano, cogliendone preferenze e intenzioni, mentre non riconoscono questo tipo di comunicazione non verbale nello sguardo di un umanoide. È quanto scoperto in uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Child Interaction, coordinato da Antonella Marchetti, direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica, campus di Milano e del CERITOM (Centro di Ricerca sulla Teoria della Mente e le competenze sociali nel ciclo di vita) in collaborazione con studiosi di Tokyo e Osaka, e con i colleghi Davide Massaro, Cinzia Di Dio, Federico Manzi dell’Università Cattolica, sede di Milano.

La ricerca, informa una nota, ha coinvolto bambine e bambini italiani di 3-5 anni per esplorare come uno sguardo umano o di un robot possano suscitare impressioni differenti nella mente dei piccoli. La prova consisteva nel far vedere ai bimbi lo sguardo di una persona e di un robot umanoide su un oggetto, valutando se sono in grado di comprendere quale oggetto sia “preferito” dall’agente che lo guarda. I risultati mostrano che i piccoli interpretano lo sguardo umano come un segnale ricco di significato: se un individuo guarda un oggetto, i bambini tendono a pensare che quell’oggetto gli piaccia. Lo stesso non accade, però, quando a guardare l’oggetto è un robot umanoide. In quel caso, lo sguardo non è sufficiente affinché i bambini attribuiscano al robot una vera preferenza.