Il meccanismo era oliato e, soprattutto, strutturato in profondità. Facendo leva sulle zone grigie che si annidavano nel decreto di semplificazione dei flussi migratori, tre distinte holding dirette da altrettanti avvocati e dal titolare di un Caf erano riuscite, a partire da gennaio 2022, a far entrare illegalmente in Italia centinaia di extracomunitari. Un business che affondava le proprie radici nella speranza di un futuro migliore. Dei posti di lavoro promessi sulla carta e certificati nei “click day” non c’era però alcuna traccia. A essere reali erano in compenso le parcelle: fino a 10mila euro per ogni pratica falsificata. Dopo i trentaquattro arresti scattati a giugno scorso, ieri mattina è arrivato il primo giro di boa processuale. Venti condanne, per un totale di oltre sessanta anni di carcere. A chiudere il primo cerchio giudiziario è stato il gip Luca Della Ragione, davanti al quale è stato celebrato l’iter iniziato a gennaio.

Il verdetto Decine di udienze, culminate poche settimane fa nella requisitoria del pubblico ministero Giuseppe Visone, che dal canto suo aveva invocato pene più che doppie rispetto a quelle poi effettivamente stabilite. L’impianto accusatorio ha però retto, comprese l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma anche quella di falso e truffa. I venti imputati sono riusciti in qualche modo a limitare i danni grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche. Entrando nel dettaglio del dispositivo di sentenza, le condanne più consistenti sono state proprio quelle inflitte alle figure più in vista, oltre che più compromesse, almeno secondo la ricostruzione della Procura. Gli avvocati Aniello Annunziata, difeso dai penalisti Claudio Botti e Vincenzo Esposito; Gaetano Cola, assistito da Carmine Di Somma e Giuseppe Guida; e Vincenzo Sangiovanni, difeso da Luigi Pezzullo e Arcangelo Urraro, hanno incassato rispettivamente 4 anni e 8 mesi, 4 anni e 2 mesi e 5 anni di reclusione. La pena più alta, tra i colletti bianchi, è stata per quella rimediata dal titolare di un Caf, Santolo Di Genua: 5 anni e 2 mesi.Napoli, sfruttamento dell'immigrazione clandestina: 20 condanne, multe da 125mila euroGennaro Maturo, collaboratore di Annunziata e fratello di un ras del clan Fabbrocino, ha invece incassato 6 anni di carcere. Per gli altri imputati il gip ha stabilito condanne tra un anno e nove mesi e quattro anni di carcere. Le indagini condotte dalla Squadra mobile di Napoli e coordinate dalla Dda avevano fatto luce su un meccanismo criminale in cui si intersecavano diversi livelli gerarchici capaci di generare introiti da cifre blu: dall’avvocato insospettabile all’imprenditore che metteva fittiziamente a disposizione la propria azienda, passando per i titolari di Caf e i procacciatori. L’inchiesta L’ingresso nel Paese avveniva a carissimo prezzo: fino a 10mila euro per ogni pratica. Il caso era stato tra l’altro sollevato dalla premier Giorgia Meloni, che poche settimane prima degli arresti aveva evidenziato i numeri elevati di istanze registrati proprio in Campania. Uno degli avvocati arrestati, Sangiovanni, possedeva una Ferrari e risultava tra i più attivi in un sistema che puntava a condizionare i flussi migratori, sfruttando il decreto di semplificazione varato nel 2022, con la riforma del “click day”. Quasi tutti gli stranieri, loro malgrado coinvolti, erano originari del Bangladesh. Sull’affare si sarebbe allungata anche l’ombra del racket targato clan Fabbrocino, radicato a San Giuseppe Vesuviano, come emerso dalle indagini del sostituto Giuseppe Visone e dell’aggiunto Michele Del Prete. Un’inchiesta scottante, che ora supera il primo scoglio processuale. Al termine del rito abbreviato, sono stati 64 gli anni di carcere inflitti. Altri 21 imputati, nei mesi scorsi, hanno invece patteggiato la pena. Cala il sipario, in attesa dei futuri ricorsi in appello, su una delle pagine più opache della gestione dell’accoglienza in Campania.