Qualcuno aveva prodotto carte in cui risultava un datore di lavoro già morto. Altri avevano documenti con nomi di persone o codici fiscali di aziende in realtà inesistenti. Irregolarità che la prefettura aveva segnalato alle forze dell’ordine, sospettando che vi fosse una truffa. E infatti, dopo le indagini, si era scoperto che il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, grazie a certificazioni false per regolarizzare stranieri utilizzando le norme sull’emersione, avveniva dietro pagamento di 3-4 mila euro, a volte fino a 6 mila.
Ora quel sistema illecito è arrivato al vaglio del tribunale di Novara, dove sono comparsi 24 imputati coinvolti nella vicenda, per lo più cittadini cinesi o nordafricani: alcuni sono irreperibili, e la loro posizione andrà verso il proscioglimento per mancata conoscenza dell’udienza. Due hanno scelto di patteggiare la pena, mentre altri otto hanno ottenuto il giudizio abbreviato e per loro il pm Paolo Verri ha già chiesto la condanna fino a un massimo di un anno e mezzo di reclusione. Secondo i difensori, invece, non c’è alcuna prova che queste persone fossero a conoscenza della falsificazione.
Novara, migranti ammassati davanti alla Questura con il sole o la pioggia






