Il ministro Piantedosi in Aula ha esposto il piano del governo per continuare a migliorare la gestione dei flussi
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La gestione dei flussi migratori è fondamentale per gestire un Paese ma non può essere considerata solo dal punto di vista degli ingressi, perché anche le espulsioni hanno un peso specifico enorme e sono funzionali alla perfetta condotta. Per questo motivo l’Italia ha deciso di investire in nuovi Centri di permanenza per i rimpatri da inserire nella rete per la gestione dei flussi di cui fanno parte anche i centri in Albania. Lo ha spiegato bene, durante il question time nell’aula della Camera, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, rispondendo a un’interrogazione della Lega.“Per troppi anni in Italia si è parlato di immigrazione senza affrontare il nodo decisivo dell'effettività dei rimpatri degli irregolari mettendo in discussione l'importanza dei Cpr a questo fine. Noi abbiamo scelto invece una linea chiara: controllo dei confini, lotta ai trafficanti di esseri umani, contrasto all'immigrazione illegale e rafforzamento degli strumenti che consentono allo Stato di far rispettare le proprie regole”, ha spiegato il titolare del Viminale, sottolineando che “in questo quadro, senza una rete adeguata di Cpr qualsiasi politica migratoria seria sarebbe inevitabilmente inefficace”. Piantedosi ha poi smentito la narrazione secondo la quale all’interno dei Cpr vengono trattenute persone che hanno come unica colpa quella di essere entrate in Italia illegalmente, perché “sulla quasi totalità dei soggetti ad oggi trattenuti nei Cpr italiani, il 90% circa risulta denunciato per reati di droga, anche commessi in forma associativa. Di questi, circa il 30% ha anche precedenti per furti e rapina, il 25% per reati contro la persona, tra cui violenza sessuale anche su minori, il 33% per porto e detenzione di armi”.Oltre a questi, ha aggiunto il ministro, ci sono anche quelli “trattenuti con precedenti per omicidio e lesioni e altri pericolosi per la sicurezza nazionale”. Per questo, ha sottolineato, il Governo respinge con fermezza le campagne ideologiche e le opposizioni strumentali contro la realizzazione o il potenziamento dei Cpr”. Per Piantedosi, “chi osteggia queste strutture dovrebbe confrontarsi con il conseguente effetto di lasciare sul territorio nazionale soggetti che si sono macchiati di gravissimi reati, pericolosi per la sicurezza dei cittadini, senza peraltro indicare una credibile alternativa”. Questo governo, ha ribadito, continuerà “con determinazione lungo il percorso intrapreso. Stiamo lavorando all'attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, in Sardegna e in Lazio. Abbiamo avviato, inoltre, le procedure per realizzare nuove strutture: 1 in Campania, 2 in Trentino Alto Adige, 1 in Calabria, 1 in Toscana e 1 in Emilia Romagna”.







