Con il centrodestra a Reggio Calabria e Manduria, con il centrosinistra ad Andria e Mantova, con candidati terzi ad Arezzo e Salerno. Si guarda alla città toscana, dove i voti di Marco Donati possono decidere il ballottaggio

A Reggio Calabria ha corso con il centrodestra. Ad Andria ha sostenuto la candidata del centrosinistra (che ha vinto). A Mantova è dentro la coalizione progressista-civica vincitrice. A Manduria stava con il fronte guidato dalla destra che si è imposto. Ad Arezzo e Salerno ha scelto candidati fuori dallo schema principale dei due poli. La mappa delle elezioni comunali 2026 racconta meglio di molte dichiarazioni del suo leader la linea di Azione: avanti in ordine sparso, con alleanze costruite città per città.

È il “centro mobile” di Carlo Calenda. Una postura che il numero uno di Azione rivendica da tempo: opposizione al governo, ma dialogo – e voto favorevole in aula – sui dossier chiave; distanza dalla destra sovranista, ma anche dal campo largo quando dentro ci sono gli indigeribili Cinque Stelle e la sinistra di Avs; apertura alle intese locali se il profilo dei candidati lo consente.

Ora gli occhi sono puntati su Arezzo, capoluogo di provincia destinato ad avviarsi verso il ballottaggio. Il candidato del centrodestra Marcello Comanducci è in vantaggio, ma sotto la soglia del 50% che consentiva l’elezione al primo turno. Alle sue spalle c’è Vincenzo Ceccarelli, candidato del centrosinistra e del campo largo. Poi Marco Donati, civico sostenuto anche da Azione, indicato come terzo incomodo e potenziale kingmaker del secondo turno.