Sono rientrati in Italia dall'Uganda ed avevano la febbre, vomito, diarrea ed altri sintomi. Per due cooperanti italiani, un uomo e una donna della provincia di Como, è scattato subito il protocollo del ministero della Salute sul virus Ebola, ma i risultati dei test resi noti in serata ed effettuati all'Ospedale Sacco di Milano dove erano ricoverati, sono stati negativi. I due cooperanti italiani non hanno contratto il virus Bundibujo, variante di Ebola, che ha già fatto otre 200 vittime e 900 casi circa nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), epicentro dell'epidemia. I due cooperanti non sono risultati positivi neppure alla malaria o ai principali virus respiratori attualmente monitorati, ipotesi ventilata inizialmente dall'assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, ma potrebbero essere stati colpiti, ha spiegato lo stesso Bertolaso, da "un'infezione di origine batterica a carico dell'apparato gastroenterico".
Dunque, al momento "non sussistono - ha assicurato Bertolaso - elementi di allarme per la salute pubblica" e "se fossero state rispettate le corrette tempistiche e procedure si sarebbe potuta evitare l'attivazione di un allarme mediatico che ha comportato un notevole dispiego di risorse e attività operative", ha aggiunto in polemica con la sindaca di Lurate Caccivio, il paese di uno dei due cooperanti, Serena Arrighi, per alcune sue dichiarazioni ritenute incaute perché effettuate prima dell'esito dei test.












