Sono risultate negative le due persone rientrate dall’Uganda e residenti nella provincia di Como, per le quali inizialmente si era ipotizzata una diagnosi di Ebola. Si tratta di una donna trentatreenne di Lurate Caccivio e di un trentunenne residente a Bulgarograsso, ricoverati ieri all’ospedale «Sacco» di Milano in attesa dell’esito degli accertamenti. Dopo una giornata col fiato sospeso, solo in serata i test hanno escluso l’infezione dal virus che, secondo l’Oms, nella Repubblica democratica del Congo (RdC) e nei paesi confinanti ha già mietuto 220 vittime e contagiato quasi mille persone.
I due cooperanti erano tornati due giorni fa dal Paese africano, dove erano rimasti per tre mesi in un’area vicina al confine col Ruanda e RdC impegnati in progetti di cooperazione condotti da una Ong cattolica. La loro provenienza aveva fatto scattare il protocollo stabilito nei giorni scorsi dal ministero della salute, che prevede l’isolamento all’ospedale «Sacco» – specializzato nelle malattie infettive e dotato dei sistemi di biocontenimento del livello più elevato come il romano «Spallanzani» – e il monitoraggio dei contatti stretti. Il virus Bundibugyo appartenente al genere degli ebolavirus ha una mortalità molto elevata, che l’Istituto Superiore di Sanità stima tra il 30 e il 50%. L’esperienza ricavata da altri focolai però suggerisce che le terapie di supporto disponibili nei Paesi sviluppati abbattono notevolmente il tasso di letalità.










