Uno studio riapre il paradosso del cervello di Boltzmann: la memoria sembra solida, la fisica chiede un atto di fiducia

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Una traccia verso ieriIl giro chiuso della certezzaL’anno Mille nel laboratorioMemoria, scienza e un piccolo atto di fiducia

Un cervello comparso per caso nel vuoto, con dentro una vita intera già pronta: la faccia di tua madre, il primo giorno di scuola, una password dimenticata, quella figuraccia che ancora ti torna in mente mentre lavi i piatti. Il paradosso del cervello di Boltzmann parte da qui, da un’idea quasi ridicola, eppure, matematica: in un universo abbastanza grande, abbastanza vecchio e abbastanza disordinato, una fluttuazione casuale potrebbe produrre anche una coscienza completa di ricordi.

Il problema, ovviamente, arriva subito dopo. Perché quei ricordi sembrerebbero veri. Avrebbero dettagli, emozioni, continuità, magari perfino nostalgia. Solo che dietro non ci sarebbe nessuna infanzia, nessuna storia, nessun passato da recuperare. Solo una combinazione statistica uscita dal rumore dell’universo, come una ricevuta stampata da una cassa scollegata dal negozio.