Da tempo la scienza si interroga sul cosiddetto dilemma plasticità-stabilità: come fa il nostro cervello ad apprendere continuamente e a mantenere, nel contempo, le conoscenze già consolidate?
Per cercare di dare una risposta, i ricercatori dei dipartimenti di Neuroscienze, Neurologia e Psichiatria della Grossman School of Medicine della New York University, hanno condotto uno studio sui topi pubblicato su Nature.
Si sono concentrati sul circuito che collega l'ippocampo, una struttura che registra le nuove esperienze, alla neocorteccia, lo strato cerebrale più esterno dove vengono conservati i ricordi a lungo termine. Dell'ippocampo fanno parte il corno di Ammone 3 (CA3), che elabora informazioni in rapido cambiamento, e il corno di Ammone 1 (CA1), che le trasmette ad altre aree. Della neocorteccia fa parte, invece, la corteccia retrospleniale, coinvolta nella memoria e nella rappresentazione dei contesti spaziali.
Come si è svolto l’esperimento
Il team ha addestrato sei roditori a correre avanti e indietro su una pista rettilinea, con ricompense d'acqua a ciascuna estremità, utilizzando elettrodi ad alta densità per registrare il funzionamento di centinaia di neuroni contemporaneamente. Ha anche monitorato la posizione degli animali in modo da associare ogni picco di attività cerebrale al loro comportamento in un preciso istante.







