Anche se non ce lo ricordiamo lucidamente, il nostro passato influenza il nostro presente? A questa domanda risponde uno studio dei ricercatori dell’Università di Berna diretti da Tom Willems appena pubblicato su BioRxiv. Nel titolo, «Le tracce neurali dei ricordi dimenticati persistono e sono importanti dal punto di vista comportamentale», ricalca la frase del grande scrittore ottocentesco Marcel Proust, citata nel romanzo «Alla ricerca del tempo perduto», la sua opera più nota: «Quando più niente sussiste di un passato antico, l’odore e il sapore per lungo tempo ancora perdurano», indicando come ritrovarsi a gustare una tazza di tè con le madeleine lo riportasse ai ricordi di quando, da piccolo, i soffici dolcetti a forma di barchetta gli furono offerti per la prima volta dalla madre e dalla zia nell’infuso di tiglio.
Come riaffiorano i ricordi dimenticati (Marcel Proust lo aveva già capito)
È il cosiddetto <i>Priming effect</i>: reagiamo a uno stimolo già incontrato ma che non ricordiamo, e ciò influenza le scelte presenti. Lo studio dell'Università di Berna







