Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
22 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:46
E se i brutti ricordi potessero essere “spenti” con un clic? Non è fantascienza, ma il suggerimento – per ora confinato al laboratorio – di una ricerca pubblicata dal Politecnico Federale di Losanna. Lo studio, condotto su modelli animali, ha individuato una sorta di “interruttore” molecolare in grado di modulare l’intensità dei ricordi negativi agendo sui meccanismi biologici che regolano la plasticità sinaptica, cioè la capacità delle connessioni tra neuroni di rafforzarsi o indebolirsi nel tempo. I ricercatori hanno osservato che intervenendo su uno specifico gene coinvolto nella stabilizzazione delle tracce mnestiche è possibile attenuare la risposta emotiva associata a ricordi di paura, senza cancellarne completamente il contenuto.
In altre parole, l’esperienza rimane, ma perde parte del suo carico emotivo. Un risultato che, almeno nei modelli animali, sembra funzionare anche su ricordi consolidati da tempo, aprendo scenari che vanno ben oltre la ricerca di base. Le possibili applicazioni in psichiatria – dalla cura del disturbo post-traumatico da stress alla gestione dei ricordi traumatici persistenti – accendono però anche interrogativi profondi: fino a che punto è lecito intervenire sulla memoria? E cosa rischiamo di perdere, oltre al dolore?







