È sempre difficile trarre indicazioni a livello nazionale da elezioni fortemente condizionate da dinamiche territoriali. Ma l’impressione è che la maggioranza abbia invertito la tendenza dopo la sconfitta del referendum. E che questo dipenda dal passo indietro della premier. Il caso Venezia è emblematico.Nessuna elezione è superflua. Anche se si tratta di amministrative che, per loro natura, tendono a essere influenzate da fattori territoriali. E quindi sono difficilmente utilizzabili per considerazioni e analisi a livello nazionale. Esaurite le doverose premesse possiamo comunque provare a cogliere, nel voto che domenica e lunedì ha coinvolto 6,6 milioni di cittadini, segnali che potranno condizionare il dibattito politico dei prossimi mesi, e le strategie delle forze politiche. Il primo, il piPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Nicola ImbertiNato a Brescia nel 1977. Giornalista dal 2001, dopo la laurea in Scienze della comunicazione inizia a lavorare al settimanale Tempi. Nel 2005 passa al Tempo dove si occupa di politica e, dal 2013, diventa responsabile del sito del quotidiano romano. Dal 2017 al 2020 è al Foglio, anche qui come responsabile del sito. È cofondatore di Good morning Italia.
Un po’ meno di Meloni fa bene al centrodestra
È sempre difficile trarre indicazioni a livello nazionale da elezioni fortemente condizionate da dinamiche territoriali. Ma l’impressione è che la maggioranza abbia invertito la tendenza dopo la sconfitta del referendum. E che questo dipenda dal passo indietro della premier. Il caso Venezia è emblematico.











