Le elezioni amministrative che si sono concluse ieri dovevano in primo luogo rispondere alla domanda se la vittoria del centrosinistra ottenuta nel referendum sulla riforma della giustizia si sarebbe replicata anche in un voto tradizionale, in cui si presentano partiti e candidati dei partiti. In molti casi, soprattutto nei centri sui quali si concentrava l’attenzione della vigilia, come Venezia e Reggio Calabria, i risultati dicono di no. Venezia era stato uno dei pochi centri del Veneto a dare la vittoria al No, era indicata dal centrosinistra come la città in cui il decennale predominio del centrodestra sarebbe stato travolto, e invece, almeno stando agli exit poll e ai primi, peraltro scarsissimi, dati reali, registra una nuova vittoria del centrodestra. Vale la pena di esaminare questi casi con una certa attenzione perché presentano aspetti particolari di un certo interesse. Il probabile nuovo sindaco della città lagunare sarà Simone Venturini, un giovane assessore di orientamento democristiano, candidato dal centrodestra quasi per disperazione, dopo il rifiuto di Luca Zaia, che ha preferito restare a presiedere il Consiglio regionale del Veneto. Anche la scelta obbligata e poco convinta del centrodestra, oltre alle polemiche piovute sulla gestione della Biennale, sia per l'esposizione con la presenza contestata di artisti russi sia per la direttrice dell'orchestra sfiduciata, aveva convinto il centrosinistra di avere di fronte una battaglia vinta in partenza. Invece i cittadini veneziani hanno preferito premiare l'impegno quotidiano del giovane assessore che per dieci anni si era occupato di lavoro e turismo, con competenza e impegno che lo avevano fatto conoscere più nelle calli che nei titoli dei giornali nazionali e internazionali, che invece avevano riempito le pagine con le vicende non commendevoli della Biennale.Vicende che, come si è visto, hanno avuto più risalto fuori dalla città che al suo interno. Anche il caso di Reggio Calabria presenta aspetti peculiari. Francesco Cannizzaro, parlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia, è un politico di lungo corso: ha alle spalle una carriera di cariche prima locali e poi nazionali, ha subito anche indagini della magistratura per corruzione elettorale aggravata ed è stato poi assolto “perché il fatto non sussiste”. Ha deciso di scendere in campo con l'obiettivo di strappare al centrosinistra la guida della sua città. Il centrosinistra ha sottovalutato la sfida, nella convinzione, infondata, che le polemiche sul ponte sullo Stretto avrebbero ristretto il bacino elettorale di Cannizzaro. Ma anche in questo caso si è sbagliato, e di grosso, almeno se saranno confermati i dati dell'exit poll che assegnano al parlamentare forzista una percentuale vicina al 70 per cento.Un altro test della vigilia era Vigevano, sedici anni di sindaci leghisti, scelta da Roberto Vannacci come laboratorio del suo Futuro Nazionale: il simbolo non c'è, ma il candidato è suo, Furio Suvilla, sostenuto da due liste civiche cucite addosso. A scrutinio ancora aperto, Suvilla viaggia intorno al 14,5 per cento, più del doppio del 6 raccolto sei anni fa con lo stesso nome, mentre il centrodestra ufficiale arriva diviso al ballottaggio, con il forzista Previde Massara e il leghista Ghia separati da pochi decimali sotto il 23, e in testa la candidata del centrosinistra Rossella Buratti sopra il 34. Il dato vannacciano va annotato: è il primo termometro elettorale dell'ex generale, e dice che una quota di voto leghista è disponibile a spostarsi più a destra.La più squillante vittoria del centrosinistra, anche se anomala, è quella di Vincenzo De Luca, che ridiventa sindaco della sua Salerno con una percentuale vicina al 60 per cento. L’anomalia sta nel fatto che De Luca non è candidato del suo partito, il Pd, che per confuse ragioni regolamentari gli ha voluto negare la candidatura, pur sapendo che non avrebbe avuto avversari degni di nota. Lo stesso copione, in scala ridotta, si è ripetuto a Enna, dove Vladimiro Crisafulli, detto Mirello, ex senatore Ds-Pd, cacicco di lungo corso a cui la segreteria nazionale ha negato il simbolo del partito, ha risposto “A Enna il Pd sono io” e ha vinto al primo turno con oltre il 60 per cento. E’ un dettaglio che vale più di un commento: il mondo dei cacicchi, quello che Elly Schlein aveva annunciato di voler combattere, sta comodamente dentro il suo campo, e quando le serve vincere, vince. Non è ancora possibile tracciare un quadro generale del peso ottenuto dai diversi partiti, ma va ricordato che anche il centrosinistra ha ottenuto risultati importanti, riconquistando Pistoia e confermando con larga maggioranza il primato a Mantova e a Prato, oltre che in vari centri siciliani. Anche il fatto di essere costretto al ballottaggio ad Arezzo da un candidato del centrodestra arrivato in testa non esclude un recupero al secondo turno del candidato del Pd, se i voti del centrista arrivato terzo si sposteranno su di lui. E questo sarà un test importante da valutare tra due settimane.Nell’insieme, anche se ancora non si possono esaminare dati sufficienti, si direbbe che il quadro generale dei rapporti tra centrodestra e centrosinistra non sia mutato. Il che sarà considerato un successo dal centrodestra, che temeva una ripetizione della sconfitta subita al referendum, ma conferma anche una forte capacità competitiva del centrosinistra, che deve subire in generale, alle amministrative, la scarsa tenuta dei Cinque stelle nelle competizioni in cui non sono protagonisti i loro candidati. L'immagine che esce è più favorevole al centrodestra proprio perché nei centri sui quali si è più concentrata, prima del voto e nell'esame degli scrutini, l'attenzione dell'opinione pubblica – Venezia e Reggio Calabria – il centrodestra ha ottenuto risultati rilevanti e, per qualche aspetto, sorprendenti. E’ normale che l'attenzione si concentri sui casi più emblematici, anche se questo mette un po’ in ombra l'insieme, e accadrà anche questa volta.
Le amministrative che smentiscono il vento del referendum
Venezia va a destra, a sorpresa, e anche Reggio Calabria, e Pd e M5s non possono cantare vittoria











