«Ho tradito mille volte gli autori, ma li ho traditi nei fatti e non nello spirito». In uno degli incontri del nostro evento dal vivo a Milano, “Le sfide di Domani”, con l’attrice e regista Valeria Golino abbiamo esplorato il tema del rapporto tra letteratura e cinema e la sua evoluzione negli anni.

Dal primo film di Golino del 2013, Miele, a oggi, con la serie tv L’arte della gioia (definita «un lungo film») e la sua interpretazione di Goliarda Sapienza nel film Fuori di Mario Martone, in questi lunghi 40 anni di carriera la regista ha ammesso di aver dovuto spesso “tradire” i libri per realizzare poi un’opera cinematografica che fosse davvero sua.

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Quando scrive una sceneggiatura non originale, come lavora nella trasposizione e nell’adattamento?

Nel caso di Miele, ad esempio, tratto da un romanzo di Mauro Covacich, ho subito notato quanto fosse cinematografico il libro, ancora prima di innamorarmi dei contenuti, che erano molto importanti naturalmente – c’erano delle domande etiche che mi interessavano e che erano molto sentite in quegli anni, come l’eutanasia e il suicidio assistito. Anche i due personaggi principali: non facili, ma interessanti da trasporre sullo schermo. Ci sono libri bellissimi che non sono cinematografici, in cui il pensiero del narratore prevale su tutto il resto.