Dall’inizio del mese di maggio, la Cina ha eliminato i dazi relativi all’importazione di prodotti provenienti da 53 Paesi africani. Tutti gli Stati del Continente meno Eswatini, che non è stato incluso fra i beneficiari a causa del suo riconoscimento formale di Taiwan.
Oltre al peso economico, la notizia riveste un suo chiaro significato politico, poiché è in totale controtendenza rispetto all’inclinazione di Trump e degli Stati Uniti per i dazi commerciali. Pechino, anche attraverso questo gesto simbolico ispirato al libero commercio, intende dimostrare la sua vicinanza alle esigenze dell’Africa, facilitandone le esportazioni dirette verso il territorio cinese.
In questo periodo, gli USA applicano un dazio uniforme del 10% sui prodotti importati dal Continente africano; ma fino al termine del 2026 sarà in vigore il Trattato americano AGOA (African Growth and Opportunity Act), approvato di recente dal Congresso per ulteriori 12 mesi, che consente ad alcuni Stati africani rispettosi del libero mercato, dei diritti umani e dello Stato di diritto l’ingresso di una lista di merci in esenzione doganale nel territorio statunitense.
Pechino, a differenza di Washington, non ha imposto alcuna condizionalità all’abolizione dei suoi dazi commerciali con il Continente africano, in linea con la sua tradizionale politica di non ingerenza nelle questioni interne e di governance dei Paesi stranieri, applicata senza eccezioni in Africa, anche di fronte a situazioni di conflitto o nei confronti di regimi militari scaturiti da colpi di Stato.







