Il Lesotho produce jeans. Piccolo dettaglio geografico che nel 2025 è diventato un caso di studio globale. Perché quando Donald Trump ha deciso di far partire la sua guerra dei dazi ad aprile, questo minuscolo regno montagnoso incastonato dentro il Sudafrica si è ritrovato con una tariffa del 50% sui suoi prodotti — la più alta al mondo, insieme alla Cina. Il motivo? Una formula matematica tanto semplice quanto assurda.
La storia del Lesotho racconta qualcosa di più grande. Racconta come il protezionismo trumpiano stia ridisegnando le catene globali del valore in modi imprevedibili. E racconta anche perché, paradossalmente, l’Africa potrebbe trovarsi nella posizione di chi guarda gli altri cadere mentre continua a camminare.
La guerra delle sanzioni (che tutti chiamano dazi ma che dazi non sono)
La nuova guerra economica di Trump, combattuta a suon di sanzioni d’emergenza (Ieepa) che vengono erroneamente raccontate come dazi ‘presidenziali’, alla fine potrebbe davvero favorire l’Africa?
Le nuove tariffe americane hanno complicato le esportazioni africane verso gli Usa, erodendo competitività e redditività. Parallelamente, però, la disgregazione dei flussi commerciali mondiali sta costringendo le multinazionali a ripensare la logistica produttiva, creando potenziali varchi che l’Africa potrebbe sfruttare.






