Il mondo, non solo l’Europa, né tanto meno sola l’Italia, sta vivendo una crisi che ricorda da vicino quella del 2022. Ne sono consapevoli le forze politiche italiane? Oppure continuano a giocare, imperterriti, a rimpiattino? Il commento di Gianfranco Polillo

La Commissione europea, nel suo ultimo forecast, ha previsto che, nel prossimo biennio (2026/27), il deficit di bilancio della zona euro sarà pari al 3,3 ed 3,5% del Pil. Ancora peggio andrà per i restanti sette, che non hanno scelto l’euro come moneta di riferimento. In questo secondo caso, il deficit sarà pari quest’anno al 3,5% e al 3,6 il prossimo. Entrando più nel merito si scopre che ad essere fuori legge sarà la crème dell’Europa: con la Germania al 3,9%, nella media dei due anni; la Francia al 5,4, l’Austria al 4,1, il Belgio al 5,3. I rimanenti Paesi (Estonia, Slovacchia, Slovenia e Finlandia) abbondantemente sopra al 3,5%. Situazione analoga per gli altri fuori dall’euro. La Bulgaria avrà un deficit medio del 4,2; l’Ungheria del 6%; la Polonia del 6,4 e la Romania del 6%.

Dati che illustrano un vero e proprio rovesciamento di fronte: i frugali di una volta sono diventati spendaccioni. Le vecchie cicale, invece, hanno messo giudizio. Sarà certamente un caso: ma l’Italia, per antonomasia (tesi della sinistra) l’ultima ruota del carro, presenterà invece un deficit pari solo al 2,9%, che le consentirà di uscire – sempre che le previsioni poi si avverino – dall’ingiusta situazione di quest’anno. Condannata tra i trasgressori per minimo ammanco: poco più di 500 milioni di euro. Che hanno portato il deficit di bilancio 2025 al 3,1%. Decretando il pollice verso.