Pubblicato il: 25/05/2026 – 7:43
di Francesco Bevilacqua*
Ho grande rispetto per la magistratura. Eppure, sono convinto che le condanne inferte dal Tribunale di Castrovillari al sindaco di Civita ed al titolare di un’agenzia escursionistica per la tragedia del Canyon del Raganello del 2018, siano frutto di un errore, anche se commesso in buona fede. Errore che produrrà seri danni reputazionali ed economici per persone, comunità, paesi, luoghi, che difficilmente potranno essere riparati. E trovo alquanto strano che un’intera area montana come quella del Raganello sia stata dissequestrata solo in questa occasione, con la sentenza di condanna, dopo un ininterrotto sequestro durato ben otto anni. Non comprendo perché si sia atteso tanto tempo per convincersi che il Canyon del Raganello non è più pericoloso di quello dell’Alcantara o di uno qualunque fra i tanti che serpeggiano fra le montagne appenniniche e alpine. Da ora in avanti – secondo i giudici – il Raganello non dovrà più far paura. Per i precedenti otto anni invece, sì.Merita dunque, alla luce della recente sentenza, un po’ di rinnovata attenzione anche la vicenda del Raganello, nel mentre l’Italia si accapiglia con foga, ogni santo giorno nei talk televisivi sul delitto di Garlasco. Nell’agosto del 2018, una vera e propria bomba d’acqua si abbatte senza preavviso “solo” sull’alta valle del Raganello. A Civita il tempo è buono. Nulla lascia presagire quel fenomeno del tutto inusuale (frequento da molti anni la zona e non ricordo nulla di simile). Il canyon, un budello lungo 9 km, si carica della pioggia proveniente dall’enorme imbuto orografico che sta a monte. La massa d’acqua e fango si scaglia con forza dirompente fra i meandri delle gole. Non sappiamo se alla sua furia influisca qualche diga naturale di massi e alberi come quelle che si formano durante le piene invernali e che attendono solo di esplodere alla prima occasione. Sta di fatto che l’onda di piena investe il tratto finale del canyon, poco sotto Civita, uccidendo 10 persone e ferendone molte altre. E qui dobbiamo ricordare, con dolore, tutte le vittime, anche la giovane guida Antonio de Rasis che prima di morire mette in salvo diverse persone da lui accompagnate (gli sarà poi conferita la medaglia d’oro al valor civile in memoria). La Procura di Castrovillari sequestra le gole ed avvia un’inchiesta che sfocia in diversi processi a carico di amministratori e gestori di visite guidate per omicidio colposo, omissioni di atti d’ufficio ed altro. Quello di due giorni fa è l’ultimo processo: l’unico che si sia concluso con una condanna, anche se solo per due degli imputati e per pene di gran lunga inferiori a quelle richieste dalla Procura.












