Un centro commerciale, un mercato, una manciata di musei, due scuole, decine di condomini multipiano, una stazione di filtraggio delle fogne, un parcheggio, qualche magazzino, teatri, ministeri, uffici, caffetterie e ristoranti. Migliaia di finestre rotte, anche negli edifici governativi in pieno centro. La lista dei danni della notte più dura di Kyiv appare incredibilmente sproporzionata rispetto alla potenza senza precedenti impiegata da Mosca per colpire la metropoli ucraina con una punizione esemplare. Per fortuna, la pioggia di missili di ogni genere e tipo, e di droni, ha provocato soltanto quattro morti tra Kyiv e regione, e un centinaio di feriti per lo più non gravi. La capitale ucraina ha visto l’alba di una notte insonne e assordante, avvolta nel fumo di numerosi incendi, coperta di polvere, calcinacci e schegge, ma viva, e il proprietario di HoGo nel quartiere della movida Podil, che aveva inaugurato il suo bar poche ore prima dell’attacco russo, ieri stava già servendo i caffè attraverso la vetrina sventrata dall’onda d’urto.
Anche ammettendo che non tutti i danni dei bombardamenti siano stati resi pubblici – difficile però anche occultarli, in una città di quasi 4 milioni di abitanti tutti dotati di smartphone connessi a Internet – quello che colpisce è l’insensatezza militare di questo attacco russo. Considerato la quantità e l’assortimento dei droni e dei missili lanciati – più di 600 i primi e quasi 100 i secondi, incluso il famigerato Oreshnik, il razzo ipersonico a testate multiple che Vladimir Putin pubblicizza come l’arma dell’apocalisse, e che ha ridotto trionfalmente in macerie una cooperativa di box auto – appare incredibile che una potenza militare abbia speso in una notte l’equivalente del bilancio annuo di un paio di regioni russe per incenerire un centro commerciale e un mercato.













