Il derby (e con lui la Serie A) si chiude in un contesto surreale. L’assenza della tanto agognata contemporaneità fa probabilmente il paio con quella del buon senso, da parte di molti. E agli interrogativi più politici, istituzionali, etici, morali e via a seguire cedono giocoforza spazio alle considerazioni più squisitamente (e amaramente) calcistiche. Considerazioni su un derby che aveva riacquistato significato e valore, interesse per la classifica. E che invece si chiude con l’onta, frustrante, della quasi inutilità. Bene inteso, onore al merito al Toro e a D’Aversa. Rimonta di due gol, in uno stadio pieno, schernendo i “cugini”: trattasi decisamente di colpo di coda finale. Da cuore Toro. Ma è chiaro che quella affossata è una Juventus che già di suo s’è svuotata prendendo atto dell’Euro-condanna. Quando granata e bianconeri rientrano in campo nella ripresa, infatti, la lotta per la Champions è già ben chiusa e definita. Il Milan è all’inferno, tra gli psicodrammi. Il Como e la Roma stanno già festeggiando: la loro Euro-qualificazione sottende rispettivamente l’importanza di seguire un progetto ben chiaro e delineato oppure quella di mettere il proprio allenatore nelle condizioni di esprimere il proprio calcio (comprandogli un centravanti a gennaio, ad esempio). La Juventus, invece, che giusto per qualche minutino – dopo il gol di Vlahovic aveva timidamente sognato il miracolo – ripiomba nelle frustrazioni da Europa League e negli interrogativi: com’è stato possibile ridursi così? Ergo, si crogiola nel rammarico e nel rimpianto. Sarebbero bastati un punto in più contro la Fiorentina, due con il Verona per un epilogo ben diverso e nient’affatto autolesionistico. Invece il crollo finale ha portato ad una esclusione dalla Champions che ha del clamoroso soprattutto a fronte degli investimenti fatti e che (al netto delle vicende extra campo) non si verificava dal 2011. Ora si proverà a riattaccare i cocci. Parola d’ordine: riappacificazione. Riappacificazione tra la Juventus e Vlahovic, che ancora una volta ha dimostrato quanto sarebbe servito e quanto servirà in futuro (incontri imminenti). Il bomber ha sbloccato al 29’ dopo essere stato innescato da Thuram e con la connivenza di Ebosse, ha raddoppiato al 9’ della ripresa con un rasoterra perfetto. Nonché, soprattutto, riappacificazione Spalletti-Comolli. Elkann ci sta lavorando. Ma pure il Toro, si interroga, ovviamente. Un Toro in festa con i propri tifosi grazie al 2-2 di Adams all’84’. Ci si domanda cosa sarebbe successo con un D’Aversa sin dall’inizio, ad esempio. O con un “12° uomo” più coinvolto e reso partecipe. Insomma, si chiede come sia stato possibile mandare in archivio un’altra stagione senza salto di qualità. E senza obiettivi da inseguire, oltre che disastri da scampare. E ci si chiede perché pure questo derby, che in teoria avrebbe potuto dare un senso (anche se un senso non ce l'ha) alla stagione, sia stato giocato poco e niente quantomeno sino all’assalto finale. Ok qualche ripartenza accennata con Simeone o conclusa con Gineitis, ma poco più fino alla ripresa. Chiedere a Pedersen, per credere, che a un certo punto s’era abbandonato persino in un gesto di stizza in quanto unico a dannarsi. La sua carica, comunque, è poi suonata come una sveglia granata, mentre s’assopiva la Juve.
Derby della Mole senza vincitori: i granata vanno sotto 0-2 ma pareggiano. Juve in Europa League
Non basta ai bianconeri la doppietta di Vlahovic, Casadei e Adams rimettono il match in equilibrio. La partita è iniziata oltre un’ora dopo per gli scontri fuo…








