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Alice Scaglioni

Le interviste a gruppi di studenti sul significato e il valore dell’Ue. I vantaggi? Poter viaggiare, fare scambi di studio e culture. Le richieste? Più ascolto ai giovani, la ricerca di unità di intenti

«Mi sento parte di una comunità più grande del nostro Paese»; «culturalmente sono europeo, è un continente che ha una storia incredibile condivisa». Abbiamo chiesto alle ragazze e ai ragazzi italiani se si sentono anche europei. La maggior parte dei giovani che abbiamo incontrato - nelle sedi di tre università milanesi, Statale, Bicocca e Bocconi, e al liceo Casiraghi di Cinisello Balsamo - ci hanno risposto che sì, si sentono anche europei. «Non riuscirei a spiegare il perché di questa sensazione - ci ha detto una studentessa -, ma mi sento europea nel senso che riconosco delle radici comuni, un’eredità che ci lega. Credo nei valori dell’Unione Europea e penso che a noi giovani dia molte opportunità come poter viaggiare liberamente».

Risposte che riflettono alcuni dei dati più recenti disponibili sul tema: secondo un’indagine di Scomodo in collaborazione con Campo Ricerca realizzata in occasione delle ultime elezioni europee sugli under 35, il 65% si definisce europeista o fortemente europeista e il 53% vedrebbe come un «evento terribile» l’ipotesi dell’uscita del nostro Paese dall’Ue. Ma c’è un’altrettanta nutrita componente di studenti e studentesse che invece si riconosce poco nel sentimento di cittadini europei e, anzi, ritiene che per sentirlo manchino delle componenti fondamentali. «Non c’è nulla che mi porti a pensare che io sono europeo. Mi sento europeo solo perché l’Italia appartiene all’Unione Europea, però non ho valori o qualcos’altro che mi lega realmente all’Europa», ha detto qualcuno. O ancora: «Penso che l’Europa, essendo un insieme di più Stati, non possa condividere una cultura unica».