“La nostra chiesa locale riconosce lo sport come spazio di intervento nel quale abbiamo qualcosa da affermare e nel quale vogliamo agire attraverso interventi formativi”, introduce l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi. “Lo sport è strumento potente di diffusione di idee di legalità”, dice Carlo Hamel, il presidente della giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati. A Monreale, si è tenuto un dibattito per rilanciare l’importanza dello sport contro le mafie, poi si è anche svolto un triangolare di calcio. Ad organizzare l'iniziativa, che si è svolta alla vigilia delle commemorazioni per la strage di Capaci, è stata l’arcidiocesi con l’Anm, la Fondazione “Giovanni Paolo II per lo Sport” di Roma e la Rete di magistrati “Sport e legalità”. Tanti gli studenti che hanno partecipato, delle scuole secondarie di secondo grado “Danilo Dolci” e “Felicia e Peppino Impastato” di Partinico.
Ai ragazzi, il sostituto procuratore Bruno Brucoli, della Dda di Palermo, ha spiegato quali siano gli ambiti e le strade che la mafia percorre per infiltrarsi nello sport, a partire dalla gestione delle gare e delle compagini societarie, per poi arrivare ai fenomeni riguardanti le tifoserie. Anche il presidente della Corte d’appello di Palermo Antonio Balsamo ha sottolineato il “rapporto spesso tossico fra tifoserie e gruppi criminali, nonché l’utilizzo dello sport come strumento di corruzione e raccordo tra personaggi famosi e ambienti criminali”. La procuratrice generale Lia Sava si è soffermata "sull’importanza educativa dello sport”, citando l’esempio di padre Pino Puglisi, “che con la sua azione pastorale ha dimostrato come lo sport possa essere un potente mezzo per sottrarre i giovani alla criminalità organizzata”. Per Lia Sava, “lo sport può diventare ancora oggi, attraverso l’azione della Chiesa, uno strumento educativo fondamentale, aprendo le porte degli oratori ai giovani, essendo in grado di farne emergere i talenti e incanalandoli in percorsi formativi sani”.










