Il tentativo di ottenere un allentamento delle regole fiscali in nome della crisi energetica si è scontrato con la prudenza della Commissione europea. Il nodo è eminentemente politico: quale margine di autonomia economica ed energetica resta ai governi europei in una fase di shock prolungati? Il paradosso della premier è che venuta meno la sponda Trump, il rapporto con Bruxelles è diventato una necessità strategicaIl governo Meloni ha, per ora, trovato una porta chiusa a Bruxelles. Il tentativo di ottenere un allentamento delle regole fiscali in nome della crisi energetica si è scontrato con la prudenza della Commissione europea. Una risposta prevedibile, ma non per questo priva di conseguenze politiche. Perché, al netto della ricerca di soluzioni prudenti per i bilanci pubblici degli Stati membri, il nodo che si sta stringendo è eminentemente politico: quale margine di autonomia economica ed energetica rPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Lorenzo CastellanipolitologoLecturer presso la LUISS School of Government e docente di storia delle istituzioni politiche presso la LUISS Guido Carli. I suoi ultimi libri sono L’ingranaggio del potere e Sotto scacco.
Meloni, Bruxelles e il cortocircuito della flessibilità
Il tentativo di ottenere un allentamento delle regole fiscali in nome della crisi energetica si è scontrato con la prudenza della Commissione europea. Il nodo è eminentemente politico: quale margine di autonomia economica ed energetica resta ai governi europei in una fase di shock prolungati? Il paradosso della premier è che venuta meno la sponda Trump, il rapporto con Bruxelles è diventato una necessità strategica















