Chissà se la vera fiamma che brucia è quella che Fdi si ritrova alle spalle e che spinge il partito della premier ad accelerare, mettersi in moto, prevenire eventuali rischi per non lasciare il fianco scoperto a beneficio del partito (si dice ascendente) del generale Roberto Vannacci. Vero è – va dato atto – che gli alti dirigenti di Fratelli d’Italia ogni anno (prima e dopo l’era di Palazzo Chigi) hanno ricordato Giorgio Almirante, il leader del Movimento Sociale Italiano, stella polare della destra postfascista dopo essere stato fedele al regime mussoliniano fino agli ultimi giorni, quelli della Repubblica di Salò, quando fu capo di gabinetto in un ministero, il Minculpop. Il presidente del Senato Ignazio La Russa rivendica e rivitalizza la figura di Almirante a tal punto che nell’intervista al Corriere della Sera – alla contestazione che l’ex leader missino era stato segretario di redazione de La difesa della razza, nauseante giornale razzista diretto da Telesio Interlandi – risponde con poche parole: “È l’unica accusa vera: l’essersi mostrato non contrario all’antisemitismo. Cosa di cui, però, si è sempre detto pentito. Ci ha scritto un libro”. “Essersi mostrato non contrario all’antisemitismo” è una descrizione notevole, ricorda quando lo stesso La Russa voleva far passare il concetto che l’attentato di via Rasella, durante la Resistenza romana, fu compiuto contro una banda di musicisti pensionati (e non il terzo battaglione del Polizeiregiment Bozen).
Almirante e l'antisemitismo, La Russa minimizza: le reazioni del Pd | Il Fatto Quotidiano.it
La Russa minimizza il passato di Almirante. Il Pd: "Distorce la storia". I documenti raccontano altro










